Il Dieselgate che si è abbattuto fin dai primi giorni di apertura al pubblico del Salone di Francoforte ha messo in luce la volontà dei poteri forti statunitensi di demolire l’immagine e la forza commerciale del primo gruppo automobilistico occidentale proprio nell’area geografica nella quale avrebbe cercato di imporsi con la bontà dei suoi propulsori a gasolio, ma ha evidenziato anche la povertà assoluta del sistema di informazione italiano.
Il Volkswagen Group non ha certo bisogno di essere difeso dai media della Penisola, ma i medesimi hanno dato prova di totale incompetenza tecnica, scarsa sensibilità industriale e amore per un sensazionalismo privo di qualsiasi fondamento tali da indurci a riflettere sulle effettive motivazioni di simili prese di posizione. Fa ancora più specie sentire, dai più importanti media nazionali, parole come “auto difettose” e “truffa” prima ancora che la situazione venga chiarita da ogni punto di vista, per esempio sottoponendo pure i motori di tutti gli altri Costruttori ai medesimi test che hanno colto in fallo, negli USA, i diesel Volkswagen. Anche perché, e questo merita di essere sottolineato, può essere comprensibile sul piano umano (ma non lo è più quando vengono utilizzati i media per raggiungere lo scopo) un po’ di sano tifo per l’industria nazionale, se non fosse che il Volkswagen Group annovera proprio in Italia molti fornitori e sub-fornitori che sentiranno prestissimo sulle loro spalle (e le faranno inevitabilmente sentire alle famiglie dei rispettivi dipendenti) le conseguenze del Dieselgate. C’è quindi poco da rallegrarsi se la “prima della classe” è caduta vittima di un incidente, peraltro più mediatico che tecnico.
Tornando in Germania, dove ha sede il gruppo di Wolfsburg, il calo di fiducia dei consumatori che si è già fatto sentire finirà per ripercuotersi rapidamente sui Paesi industriali europei, comprimendo con ogni probabilità i consumi che stavano lentamente riprendendosi. Non a caso le amministrazioni cittadine di Wolfsburg e Ingolstadt hanno già riveduto al ribasso i bilanci comunali, tenendo conto dei minori profitti generati da Volkswagen e Audi già nell’anno in corso.
Del tutto gratuite e prive di fondamento le iniziative legali, anche sotto forma di class action, messe in atto in Italia da alcuni clienti del Gruppo VW speranzosi di ottenere (ma sulla base di quali ragioni?) il rimborso del prezzo speso per l’acquisto dell’auto o un’auto nuova in cambio di quella dotata del motore 2.0 TDI Euro 5 sotto accusa negli USA. Iniziative che possono contare esclusivamente su un eventuale sostegno di una magistratura partigiana. Così come appaiono prive di alcuna logica, se non quella vessatoria, le visite della Guardia di Finanza nelle sedi di Volkswagen Group Italia e addirittura di Lamborghini, Casa automobilistica che non ha mai prodotto un diesel automobilistico in tutta la sua storia. Riteniamo ci siano al contrario gli spazi perché Volkswagen Group possa condurre felicemente in porto cause legali contro i media che l’hanno diffamata e danneggiata sul piano economico e dell’immagine pubblicando notizie false nei suoi riguardi durante i giorni del Dieselgate.
Che si tratti di una guerra industriale su più fronti è ancora più chiaro se solo si riflette sull’area di origine dell’attacco a Volkswagen attraverso il Dieselgate: gli Stati Uniti. Dove ancora oggi si producono le automobili più inefficienti del globo terracqueo, dotate di motori improponibili altrove per cilindrate e consumi (e quindi inquinamento) e molto lontane – quanto a standard di sicurezza – rispetto alla produzione europea e giapponese. Al punto che le moderne tecnologie Fiat hanno rappresentato la chiave di volta per l’acquisizione di Chrysler da parte del Lingotto. In questo caso con pieno merito strategico-industriale e senza scandali da sottoscala.

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Alberto Franzoni

Alberto Franzoni

Direttore responsabile del mensile AutoCapital che accompagna dal 2002, l'anno della sua rinascita, con orgoglio e piacere. La corsa continua, con gli occhi aperti sul mondo che cambia e le radici piantate nel glorioso passato di un mensile che ha fatto la storia dell'automobilismo in Italia.

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