La vendita record all’asta del primo esemplare dell’elettrica di Maranello è uno specchio dei tempi, ma anche una lezione al mondo dei social

Tutto si può dire della Ferrari Luce, tranne che non abbia un’incredibile capacità di far parlare di sé. E’ sicuramente l’auto che ha suscitato più clamore da diversi anni a questa parte, l’auto più “discussa” nel senso letterale del termine, quello di generare discussioni tra gli appassionati. Dopo il polverone mediatico e social generato tre mesi fa alla presentazione, non appena il clamore mediatico attorno alla prima Ferrari a zero emissioni iniziava ad affievolirsi, ecco arrivare, come alcol che riattiva una brace, l’asta di RM Sotheby’s alla Monterey Car Week. Forse la più importante al mondo nel settore, nella quale vengono battute, a suon di milioni, le più prestigiose auto da corsa e supercar, d’epoca e yountimer. E invece il centro della scena se l’è preso ancora lei, la Ferrari Luce. Il primo esemplare costruito, telaio numero 0, configurato dal programma Tailor Maide, è stato messo all’asta dalla Ferrari stessa, con il ricavato in beneficenza a favore della propria Fondazione. La cifra a cui è stata aggiudicata ha del sensazionale: 40 milioni di dollari, circa cinquanta volte il prezzo di listino di una Luce così configurata. Una cifra iperbolica, che ha superato ogni più ottimistica previsione, e che rappresenta la più alta mai pagata nella storia per un’automobile nuova. E che, ovviamente, ha riportato la Luce al centro delle cronache mondiali, oscurando le altre auto aggiudicate nelle aste di Monterey. Questa vicenda, comunque, è utile anche per capire o ribadire diversi concetti, che meritano un’analisi.
Primo. Quello dei social è un mondo virtuale, che spesso ha poca attinenza con la realtà. Contro la Luce, nei mesi scorsi, si è scatenata sui social network una “shitstorm” di un’intensità che poche volte si era vista nei confronti di un’automobile, che andava ben al di là del giudizio sull’estetica o sul concetto di Ferrari elettrica, e che ha portato molti a credere di trovarsi davanti a un flop annunciato. Noi avevamo consigliato prudenza prima di trarre dei giudizi affrettati e dare un progetto così innovativo già per spacciato. E infatti, ora, la realtà sta già dicendo altro. Dopo il sold-out degli ordini su alcuni mercati, è arrivato questo record all’asta, che per la Luce rappresenta un ritorno pubblicitario impareggiabile e per la Ferrari un capolavoro di marketing, un colpo da maestro, peraltro nobilitato dallo scopo benefico. L’auto più criticata e dileggiata sui social che diventa la protagonista di un record storico. Ovviamente, questo non vuol dire per forza che la Luce sarà sicuramente un grande successo commerciale, cosa che in questo momento è difficile di prevedere con certezza, ma indubbiamente rappresenta un punto a suo favore e un forte segnale in controtendenza rispetto a quanto si è sentito nei mesi scorsi riguardo a questa vettura. E tutto ciò conferma una regola, pressoché matematica: chi detta legge sui social network, nella stragrande maggioranza dei casi, non è (e mai sarà) acquirente di queste auto; così come chi le acquista davvero, evidentemente, non ha tempo da perdere sui social, avendo altro di più importante cui pensare.
Secondo. Come italiani abbiamo spesso la presunzione che il nostro modo di pensare sia universale, e non abbiamo ancora capito fino in fondo di vivere in un mondo globale, i cui gusti e modi di pensare possono differire parecchio dai nostri. Vero è che, anche a livello automobilistico, mediamente abbiamo una certa cultura e il proverbiale palato fino, con una certa educazione al “bello”. Questo, tuttavia, ci limita nella comprensione e ci ostacola la visione globale a 360°. Ciò che a noi può sembrare bizzarro, insolito, poco ortodosso fino all’oltraggio, potrebbe non apparire altrettanto a chi vive dall’altra parte del pianeta, e in questo sta forse anche una nostra inconscia frustrazione, che fatica ad accettare di non essere più al centro del mondo, e che le case automobilistiche più prestigiose possano provare ad assecondare anche i gusti di soggetti lontani da noi, in tutti i sensi. E sì che la Ferrari lo aveva anche fatto intendere, a proposito della Luce, sottolineando come questa vettura si rivolgesse a una clientela nuova e non a quella tradizionale del marchio.
Terzo. Le aste di automobili da collezione, soprattutto quelle d’oltreoceano, possono fare riferimento solo fino a un certo punto per le quotazioni delle auto. Molti tendono a identificare i prezzi di aggiudicazione con i valori reali, aggiornando di conseguenza le quotazioni dei modelli, ma spesso non è così. Le aste sono una realtà a parte, con dinamiche proprie che talvolta esulano dalle vetture in sé, e i cui risultati vanno trattati con molta prudenza. Nel caso di questa Ferrari Luce, poi, entravano in gioco dinamiche ancora più complesse, determinate dallo scopo benefico, con relativi vantaggi a livello fiscale e mediatico per l’acquirente, l’eccentrico miliardario statunitense Herbert Wertheim, subito finito sui giornali di tutto il mondo, nella sua doppia veste di miliardario e di filantropo. Peraltro, si tratta della stessa persona che lo scorso anno aveva sborsato 26 milioni, sempre in un’asta benefica, per la Ferrari Daytona SP3.
Quarto, e questo esula un po’ dall’ambito automobilistico. Quanto avvenuto nell’asta di Monterey è l’ennesimo segnale del divario sempre più ampio che si sta scavando tra Europa e Stati Uniti. Mentre le economie del vecchio continente galleggiano, quella americana è ormai al galoppo, in fuga, e questo nonostante guerre, dazi e scelte discutibili dell’attuale amministrazione. Un’ondata che dura da molti anni, indipendente dal colore dei governi e trainata dal turbocapitalismo a stelle e strisce, che sta generando una serie di miliardari con disponibilità pressoché illimitate. Forse nessun super-ricco europeo avrebbe fatto una “splendida e lucida follia” come l’acquisto della Luce numero zero a quella cifra, vuoi per motivi di disponibilità, di gusti, di stile, di mentalità, di immagine e di differenti politiche fiscali. O magari per una maggiore suscettibilità al giudizio altrui. L’ultimo rilancio, da ben quattro milioni di dollari, con cui il signor Wertheim ha sbaragliato i concorrenti aggiudicandosi l’auto, la dice lunga sulle sue disponibilità, ma anche sul suo approccio. In Europa, probabilmente, un personaggio del genere si attirerebbe anche delle critiche, mentre negli USA sta suscitando solo ammirazione.
Follow
Commenti