Ispirata alle “spiaggette” inventate dalla Jolly Ghia negli anni Cinquanta, l’esclusiva proposta della struttura lodigiana impiega materiali di pregio provenienti dal mondo della nautica con un effetto spettacolare. Una vettura ideale per muoversi con stile nelle località marine di villeggiatura

È proprio vero che la calura che si appropria della Pianura Padana da giugno a settembre talvolta porta consiglio. Una notte insonne, una Citroën Mehari in pessime condizioni parcheggiata in officina e… una lampadina che si accende all’improvviso nella mente di Giuseppe e Paolo Ricaboni, i titolari dell’Officina Ricaboni di Corte Palasio, in provincia di Lodi.

C’è voglia di mare, di vacanze, di brezza che scompiglia i capelli e allontana l’afa. Il pensiero corre alle “spiaggine” o “spiaggette” degli anni Cinquanta e Sessanta, quelle Fiat (soprattutto Nuova 500, 600, 600 Multipla), Autobianchi (Bianchina) carrozzate Jolly Ghia che gli industriali italiani e le famiglie più agiate custodivano nelle loro case di villeggiatura, a Forte dei Marmi come a Capalbio, sempre pronte ad accompagnare nella propria spiaggia privata i rappresentanti di un’Italia laboriosa ma sempre pronta a vivere alla grande che un po’ ci siamo dimenticati. Le “spiaggette” sono tornate d’attualità anche grazie ad alcune riedizioni proposte in tempi recenti dalla Carrozzeria Castagna e da Garage Italia e da qui parte l’idea dei Ricaboni.

Forti della collaborazione con Alessandro Martorana, artefice di una Burton a immagine e somiglianza del “guru” del mondo fashion milanese, Giuseppe e Paolo Ricaboni decidono di dare nuova vita a quella Mehari che, in fondo, occupava quasi inerte uno spazio in officina. La consulenza del designer è stata entusiastica fin dal primo momento e ha portato a definire innovativi accostamenti di colori e materiali che avrebbero rapidamente mutato aspetto e personalità della piccola Citroën.

Una nuova livrea, un aspetto inedito per la capote, interni completamente rinnovati nel segno del lusso e dell’esclusività e un totale restauro della scocca in plastica e dell’autotelaio hanno rappresentato le linee-guida dell’opera dell’Officina Ricaboni, i cui titolari, fi n dall’avvio dei lavori, hanno pensato di battezzare Mehari Portofino la loro nuova creatura.

Smontata la vetturetta francese e scomposta in ogni sua parte, Martorana ha definito i colori di riferimento: l’azzurro pastello per la scocca, che richiama così il mare e il cielo limpido dei mesi estivi, il blu notte per la capote e per alcuni dettagli interni (lo stesso tessuto della capote della Porsche 356 Cabriolet) e il motivo pied-de-poule, in beige su sedute e schienali, per il resto nello stesso blu notte del mantice ripiegabile, che riprende invece il colore beige nella parte interna centrale. Siffatti sedili presentano due importanti vantaggi rispetto alle soluzioni preferite all’epoca, più di mezzo secolo fa, sulle “spiaggette”: lo scomodo e delicato vimini e la pelle, finta o autentica, che al sole si surriscalda e causa spiacevoli choc termici e sudorazioni ai passeggeri.

Perfettamente intonata al tema del mare e delle distese sabbiose è la scelta del teak, un tipico materiale nautico che sulla Mehari è utilizzato per rivestire il pavimento, il piano di carico del vano bagagli, il retro del divanetto posteriore e la zona interna della rilbaltina, così da ottenere un colpo d’occhio unico allorché lo sportello del bauletto è aperto e lo schienale posteriore è ribaltato. In chiave 21° secolo sono invece il poggiabraccio per il passeggero anteriore che si estende verso il retro dell’abitacolo dove, sul tunnel, è ricavato un portabibite (o porta-bottigliette, -lattine, -bicchieri) accanto alle prese USB utili per ricaricare i propri dispositivi elettronici. Non mancano i miniLED sul pavimento che diffondono una luce ambiente delicata che rischiara l’abitacolo quando l’oscurità prevale all’esterno della vettura francese. Il volante è un richiamo alle origini: un Nardi che sa tanto di classico, con il caratteristico contrasto tra la radica della corona in legno e il metallo lucidato a specchio delle razze. La pedaliera è in metallo, la leva del cambio è in teak di tonalità affine al legno del volante; del tutto inedito il supporto della strumentazione, minimalista: è in acciaio, ma i bordi sono rivestiti in tela blu. Assenti le tradizionali portiere, la Mehari Portofino adotta chiusura con corda nautica in luogo delle catenelle adottate su altre vetture di natura analoga.

All’esterno si notano la fanaleria a LED, con contorni cromati per i proiettori e per le luci a gemma della Mehari prima serie, i cerchi azzurri coordinati con la carrozzeria, con coprimozzo e canale cromati e gli pneumatici a fascia bianca. Splendido il tappo del serbatoio di tipo motociclistico, con lo sgancio doppio di sicurezza.

Sul piano tecnico va sottolineata la presenza del motore VGS di 602 cc sotto il cofano, con pistoni forgiati, il telaio rinforzato, i braccetti delle sospensioni revisionati nell’ambito di un restauro meccanico condotto senza lesinare alcuna risorsa. E il risultato finale è, a nostro giudizio, favoloso.

Officina Ricaboni
Via Leonardo da Vinci, 2
26834 Corte Palasio (LO)
Tel.: 0371.72336
Sito web
E-mail: info@ricabonigiuseppe.it

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