La vendita record realizzata da Bonhams a Padova a fine ottobre ha permesso di puntare i riflettori su una delle Ferrari più importanti nella storia della Casa ma non ancora sufficientemente apprezzata. La 250 GT Coupé Pininfarina segna infatti il passaggio dalla produzione totalmente artigianale a una sorta di atelier per piccole serie

All’inizio degli anni Sessanta, la produzione di vetture stradali aveva cessato di essere un’attività collaterale per la Ferrari e, anzi, veniva considerata di vitale importanza per la futura stabilità dell’azienda. È per questo motivo che la 250, il primo modello prodotto in serie dalla Ferrari, può essere considerata di fondamentale importanza, anche se la produzione della prima versione – la 250 Europa, costruita dal 1953 al 1954 – si è fermata a meno di 20 esemplari. Prima dell’avvento della 250 Europa, la Ferrari aveva costruito coupé stradali e convertibili in piccoli quantitativi, di solito su ordinazione di facoltosi clienti speciali, utilizzando come base un telaio da competizione. Ghia e Vignale di Torino e Touring di Milano erano poi incaricati di realizzare molte delle loro carrozzerie, ma non si era mai verificato alcun tentativo di standardizzazione per la produzione in serie e, in pratica, era pressoché impossibile trovate due autovetture del Cavallino Rampante uguali.

L’introduzione della 250 Europa ha annunciato un cambiamento significativo nel carrozziere preferito dalla Ferrari. Mentre, in precedenza, Vignale era stata la carrozzeria più popolare tra i clienti di Maranello, da quel momento Pinin Farina (dal 1961 “Pininfarina”) sarebbe stata la scelta numero uno della casa di Maranello, con almeno 48 delle 53 Europa ed Europa GT costruite. Gli esperimenti di Pinin Farina, alla fine, si cristallizzarono in una nuova vettura da strada, la Ferrari 250 GT, esposta per la prima volta al Salone di Ginevra nel marzo del 1956. Tuttavia, la carrozzeria torinese non era ancora in grado di far fronte all’aumento del carico di lavoro e la produzione di serie, dopo che Pinin Farina aveva completato una manciata di prototipi, venne assegnata alla Carrozzeria Boano. La vera produzione di serie è iniziata con l’arrivo della coupé “3 volumi” di Pininfarina, basata sul telaio della 250 GT, di cui 353 esemplari sono stati prodotti tra il 1958 e il 1960 nella sequenza di numeri di telaio da “0841” a “2081”. Tuttavia, la dimensione relativamente piccola della produzione significava che le auto potevano ancora essere ordinate con sottili differenze in base alla scelta del cliente, oltre a consentire la realizzazione di una manciata di “show-car” e “speciali” realizzate sempre sul telaio 250 GT.

Una serie di importanti evoluzioni si sono susseguite durante la produzione della 250 GT: il motore originale tipo 128C da 3,0 litri è stato sostituito da quello con doppio spinterogeno 128D, che a sua volta è stato soppiantato, nel 1960, dal motore 128F a candele esterne e con sei prese d’aria separate e incavate al posto delle precedenti in blocco singolo. Dal punto di vista telaistico, i freni a disco sulle quattro ruote, finalmente in grado di fornire alla 250 GT la giusta e necessaria potenza frenante, arrivano alla fine del 1959 e il cambio a quattro marce completo di overdrive l’anno seguente. Più raffinata e utilizzabile di qualsiasi precedente Ferrari stradale, pur mantenendo il retaggio sportivo dei suoi predecessori, la 250 GT è un modello iconico, di immenso significato storico.

L’esemplare illustrato è stato completato nel settembre 1960 e venduto nuovo, a Milano, al suo primo proprietario, Niccolò De Nora (della ATS Automobili) il 20 dello stesso mese. Originariamente rifinita in Grigio Conchiglia con interni parzialmente in pelle di colore nero, la 250 GT con numero di telaio 2003 è un modello della ‘Serie II’ dotato del motore migliore, Tipo 128F, freni a disco e trasmissione con overdrive, come confermato dalle copie dei fogli delle specifiche di fabbrica disponibili con la vettura. La vettura telaio 2003 è stata offerta all’asta organizzata da Bonhams a Padova completa anche del rapporto compilato da Marcel Massini che comprende tutti i diversi e successivi proprietari, tutti in Italia, fino al 2017, quando la Ferrari è stata venduta in Francia all’attuale conferente. C’è anche una fotografia di Enzo Ferrari, scattata nel 1961, seduto nella 250 GT telaio 2003 nel box di Monza (copyright Massini). Il rapporto stilato da Massini rileva, inoltre, dal 1981, un cambio di colore esterno in bianco e finiture interne in pelle rossa, una ricostruzione del motore (nel 2011) e una revisione della meccanica del ponte posteriore, compresa la sospensione, e il serbatoio del carburante, nel 2013. A conferma di tutti questi lavori sono disponibili le relative fatture rilasciate da Malucelli, lo specialista Ferrari e Maserati di Forlì.

Ancora oggi verniciata di bianco con interni rossi, questi ultimi rivestiti da Luppi circa 15 anni fa, questa Ferrari si presenta molto bene; la carrozzeria è bella, l’interno è in ottime condizioni e il motore funziona bene. Venduta per 510.000 euro all’asta di Padova di Bonhams, compresa una copia del suo libretto italiano annullato, la “2003” è un meraviglioso esemplare di Ferrari 250 GT ancora sottovalutato, vero punto di riferimento storico che ha contribuito a cementare il lungo rapporto di Maranello con la Carrozzeria Pininfarina.

Post precedente

Citroën White Cruise

Post successivo

Il numero di febbraio 2019 è in edicola

Redazione

Redazione

Il bello di ieri, il meglio di oggi, le auto di domani: AutoCapital, dal 1981 ogni mese il best-seller in edicola

Commenti

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *