Più di tre anni di lavoro per riportare all’antico splendore la 911 più anziana tra quelle conosciute, uno dei primi esemplari prodotti nel 1964 ancora con la denominazione 901. Un restauro condotto dagli specialisti del Museo Porsche dopo un ritrovamento avvenuto in circostanze a dir poco curiose. Ben 107.000 euro pagati da Porsche per questa “Elfer” trovata in condizioni assimilabili a quelle di un rottame. Di importanza, però, straordinaria

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Abitualmente Porsche vende le sue automobili. Ma talvolta le ricompra. È capitato non molto tempo fa, quando alla Divisione Classic di Stoccarda è giunta notizia che fossero stati ritrovati due esemplari della 911 prima serie, prodotti nel 1964. Per capirci, quelli ultimati e commercializzati prima che la disputa legale tra Porsche e Peugeot riguardo la denominazione delle automobili con numeri di tre cifre aventi lo zero al centro fosse risolta con la rinuncia della Casa tedesca a chiamare la sua nuova coupé 901. Fino al 2014 una 901 originale non era presente nelle proprietà del Museo Porsche. E la stessa Casa di Zuffenhausen non ne stava cercando sistematicamente una, non avendo idea di dove poter trovare l’oggetto del desiderio.

Così, la telefonata ricevuta il 5 agosto 2014 dal Classic Car Collection Manager del Museo Porsche, Alexander Klein, sembrò arrivare come un segno del destino. Dall’altra parte del ricevitore c’era un collaboratore del canale televisivo tedesco RTL2 che sosteneva di aver visto non una, bensì due, vecchie 911 in stato di abbandono in una sorta di magazzino-fienile, mentre una troupe di ripresa stava filmando una docu-soap ambientata nel contesto di una collezione da tempo abbandonata. Il tipico caso di vetture “barn-find” che non avrebbe meritato particolare interesse, finché a Klien venne letto il numero di telaio di una delle due autovetture: 300 057. A quel punto Klein si dovette appoggiare saldamente alla scrivania: stava per svenire, non essendogli stato difficile ricostruire mentalmente in pochi secondi che quella 911 era una delle primissime vetture prodotte, ultimate nell’autunno del 1964 con la sigla 901 sul cofano posteriore. Il tempo di organizzarsi e, solo undici giorni dopo, due esperti del Museo Porsche viaggiarono in direzione del Brandeburgo per fare conoscenza con i due ritrovamenti segnalati da RTL2.

Dapprima si imbatterono in una 911 L del 1968, di color oro, in pessime condizioni. Ma dietro quell’esemplare così poco incoraggiante si nascondeva un’altra “Elfer”, coperta di polvere e priva dei parafanghi anteriori. Era l’auto descritta al telefono dagli uomini dell’emittente televisiva. Un grande disappunto pervase i collaboratori della Porsche constatando che la ruggine aveva divorato gran parte dei lamierati. A eccezione del quadro strumenti, di quasi tutto l’abitacolo erano rimasti poco più che brandelli. I freni erano bloccati, il motore pure. Ma il numero di telaio era ben visibile, immacolato, originale, a conferma dell’autenticità di quell’esemplare. Uno dei sogni più frequenti degli uomini del Museo Porsche stava per realizzarsi: portare a casa, nella collezione, una 911 del 1964. Il tempo stava per scadere e l’auto doveva essere venduta quanto prima.

Al fine di effettuare un’offerta realistica, venne stabilito che una dettagliata ispezione delle auto avrebbe dovuto essere svolta a Zuffenhausen e che due valutazioni di esperti indipendenti sarebbero state richieste ed esibite al venditore. Il risultato non tardò ad arrivare e, a confortare acquirente e venditore, le due quotazioni degli specialisti furono concordi. Porsche AG pagò 107.000 euro per la 911 ex-901 originale rossa e 14.500 euro per la 911 L color oro, che rimarrà in quelle stesse condizioni, “barn find”.

8585644_911_barn_find_2017_porsche_agBen presto si rese evidente che la rossa 901 avrebbe dovuto essere sottoposta a un colossale lavoro di restauro. Si trattava solo di capire quali lavori sarebbero stati necessari e quali parti dell’auto, già ribattezzata internamente “Number 57”, avrebbero potuto essere salvate e ripristinate in nome dell’originalità. Per cominciare, si scoprì che motore e trasmissione non erano gli originali ma erano stati rimpiazzati con altri di tipo identico. Molte componenti erano pesantemente corrose e inutilizzabili, come il telaio e gli attacchi delle sospensioni. Senza contare le parti mancanti, a cominciare dal paraurti anteriore e dai suoi supporti. Non c’era spazio per la delusione o lo scoramento però. Agli occhi deliziati di Kuno Werner, capo dell’officina del Museo Porsche, in quella rossa 901 figuravano ancora alcuni dettagli specifici delle primissime “Elfer”, come la cuffia in pelle della leva del cambio, che in quella forma era presente solo sulla generazione 901, o come gli elementi tubolari per la regolazione dei sedili, un optional fornito a richiesta dalla fabbrica.

Anche i sedili hanno una storia da raccontare: la 901 e la 911 L erano arrivate a Zuffenhausen insieme con un container pieno di parti ritrovate nelle loro vicinanze, tra cui due sedili. Si presumeva che appartenessero alla “Number 57” ma gli schienali presentavano cinque fasce verticali, mentre le prime 911 ne avevano sei. E gli esperti di Stoccarda si stupirono di trovare lo stesso tipo di sedili che equipaggiavano la 911 L color oro.

Come sempre accade nei restauri professionali, la 901 venne smontata completamente, con molta cura per non danneggiare ulteriormente le parti recuperabili. Questo perché anche gli elementi irrecuperabili avrebbero potuto costituire un prezioso campione originale da far riprodurre. Così è stato fatto e le singole parti della 901 vennero inviate a una selezionata rete di specialisti Porsche Classic e a fornitori selezionati, così come a ingegneri, tappezzieri e sellai. 4343624_911_interior_barn_find_2017_porsche_ag Il resto della scocca fu sottoposto a un bagno chimico per rimuovere la vernice e la ruggine superficiale in modo rispettoso dell’acciaio dei lamierati. In questo modo sono state preservate le saldature e la zona dove è inciso il numero di telaio, così che fu possibile constatare l’originalità della vettura fin nei minimi dettagli. Le parti da rimpiazzare completamente furono prelevate da una scocca di una 911 del 1965, così da garantire la presenza di metalli di caratteristiche e qualità identiche a quelle della “Number 57”. La vettura donante è servita anche per prelevare singole componenti e parti “ritagliate” per far fronte ai problemi legati a zone corrose.

Nel corso dei lavori di restauro sono emerse altre particolarità di questo esemplare appartenente al primo lotto di produzione: i condotti dell’impianto di riscaldamento, sulla “Number 57” e sulle coeve 901, passavano sotto l’asse posteriore anziché sopra. Questi particolari sono stati ricreati da zero, al pari del posacenere. Per quest’ultimo, che nella produzione del 1964 aveva una forma e una costruzione specifiche e diverse da quelle adottate dall’anno successivo, si rese necessario l’approntamento di uno stampo in legno appositamente realizzato.

La lavorazione della carrozzeria ricostruita ha comportato un lavoro di ben 12 mesi. Una volta completate la scocca e le parti mobili (porte e cofani), saldate, modellate e rifinite amorevolmente, si è proceduto a un montaggio “a secco” per verificare la funzionalità di tutte le aperture, cui ha fatto seguito un lavoro certosino di verifica degli interstizi tra i singoli elementi, affinché siano uniformi, la simmetria e i giochi tra la scocca e le parti accessorie, come i paraurti, le griglie e i vari pannelli. Ogni imprecisione, a questo punto, venne rimossa attraverso la nuova lavorazione delle parti o la correzione con strumenti appropriati.

Una deroga all’originalità è stata concessa nel restauro quando arrivò il momento di scegliere il processo di verniciatura. Per un risultato eccellente e duraturo si è preferito optare per i metodi attuali, per cataforesi, abbinati ai migliori trattamenti antiruggine, che garantiscono tra l’altro una perfetta copertura di tutti i lamierati. Al contrario, il colore originale, Signalrot 6407, è stato mantenuto, ancorché si è optato per una vernice di concezione più moderna, a base d’acqua, ecocompatibile e quindi virtualmente senza impatto sull’ambiente, preferendola a quella impiegata nel 1964, a base di solventi e quindi più aggressiva sull’atmosfera. L’interno del cofano anteriore e il sottoscocca, invece, sono stati trattati con un rivestimento in PVC nero.

Il restauro del motore ha costituito un’ulteriore sfida per il team di ingegneri, tecnici e meccanici di Porsche Classic a Zuffenhausen. Il 6 cilindri boxer di 2 litri di cilindrata era bloccato ed è servita infinita pazienza, con tanta professionalità e competenza, per venire a capo del problema. I pistoni erano infatti bloccati nei cilindri e si rese necessario rimuovere la ruggine per lasciarli liberi di muoversi, mosso dall’albero motore. Le testate vennero quindi restaurate, il manovellismo del’albero motore fu ricostruito da zero e dei due alberi a camme uno venne rimpiazzato da un ricambio originale nuovo. Ben 120 ore di lavoro si sono rese necessarie per rimettere in funzione il propulsore della 901, una durata giustificata dalla massima attenzione prestata in ogni fase del restauro per evitare danneggiamenti che avrebbero potuto compromettere irreparabilmente il lavoro complessivo. Solo nella primavera del 2017 il motore poté essere messo al banco per la prima volta, provato e approntato per l’installazione sulla vettura.

3110957_911_interior_barn_find_2017_porsche_agNel frattempo il telaio completo di sospensioni e organi dello sterzo, i sedili e il resto degli arredi dell’auto erano ritornati al centro Porsche Classic di Zuffenhausen già nell’autunno del 2016. L’assemblaggio comportò ulteriori difficoltà: la forma delle viti originariamente utilizzate per fissare gli indicatori di direzione mise in difficoltà la squadra dei restauratori. Tutti i vetri originali dell’auto furono mantenuti e montati di nuovo al termine del restauro, mentre per il rivestimento dei cablaggi fu indispensabile ricorrere a un ricambio della Serie F della 911 e adattarlo.

Ancora più complesso il restauro e la ricostruzione dei rivestimenti interni, a partire dal cielo dell’abitacolo, che fu smontato accuratamente e momentaneamente accantonato, mentre per i tessuti dei sedili e dei pannelli porta si dovettre rimettere in funzione il macchinario che li realizzava negli anni Sessanta, fortunatamente rimasto intatto.

Nell’estate del 2017 il corpo vettura, l’abitacolo, il motore e le parti meccaniche furono doviziosamente assemblate per ridare vita alla più anziana 911 fin qui conosciuta. L’adorabile “Number 57”!

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Nella gallery il lungo processo di restauro
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