Come cambia l’America! Neanche il tempo dell’avvicendamento ufficiale tra Obama e Trump che gli equilibri economici su cui si fondava non solo la principale economia mondiale ma anche una serie di relazioni economiche internazionali, sembrano destinati a cambiare rotta.
Ai Paesi europei è proibito concedere aiuti di Stato alle aziende, pubbliche e private, per evitare che si modifichi artatamente il quadro concorrenziale? Il neo-presidente degli USA risponde con politiche protezionistiche annunciate prima ancora di entrare in carica, che hanno avuto il devastante effetto di indurre Ford e FCA ad aumentare i propri investimenti in patria, sotto la minaccia di una tassazione del 35% sulle merci importate. Chiuso il dieselgate dopo che Volkswagen ha pagato tutte le sanzioni per chiudere il contenzioso con la NPA? Neanche per idea: all’apertura del Salone di Detroit scoppia il Fiatgate, con la messa sotto accusa da parte dell’EPA (l’agenza americana per la protezione dell’ambiente) dei motori diesel della Jeep Grand Cherokee e del pick-up RAM 1500, le cui emissioni di NOx potrebbero essere limitate artificiosamente da un software illegale per ridurne i valori. Grave danno d’immagine per FCA, che aveva convinto Obama a ottenere a condizioni di favore la fusione Chrysler per l’apporto di tecnologia che sarebbe derivato per quest’ultima nel settore dei motori di cilindrata contenuta e per i conseguenti benefici in termini di riduzione di consumi e agenti inquinanti.
Da quale pulpito arriva la predica! I propulsori delle auto americane sono notoriamente i meno efficienti del pianeta, fatte salve poche eccezioni, consumano carburante in modo inverecondo e, sul piano delle emissioni, sono lontani anni luce dai risultati di quelli europei. Non solo: le normative yankee sulle emissioni di NOx sono tre volte più severe rispetto a quelle europee, forse per ostacolare la diffusione – oltreoceano – dei sempre più sofisticati motori diesel dei marchi di prestigio del Vecchio Continente, per cui risulta non così difficile dichiarare “fuori legge” un diesel europeo Euro 6 applicando gli standard USA e rendere le unità motrici di BMW, Mercedes-Benz, Audi e Volkswagen incompatibili con le normative americane. O per lo meno poco appetibili. Da cui la sempre più massiccia diffusione delle motorizzazioni ibride e ibride plug-in che, nonostante i costi superiori e i benefici ambientali tutti da dimostrare, trovano maggior diffusione proprio negli USA consentendo all’industria locale (ivi compresa quella delle batterie) di recuperare competitività internazionale finendo con il condizionare, date le dimensioni del mercato auto USA, tutta l’evoluzione tecnica dei propulsori per autovetture. Ma per far parlare i numeri, basterà ricordare che gli USA, che non hanno aderito al protocollo di Kyoto, producono più del 36% di tutto il biossido di carbonio generato a livello mondiale. Quella iniziata un paio di anni fa con il dieselgate in salsa Volkswagen, alla luce dei recenti avvenimenti, sembra configurarsi come il primo atto di una guerra politico-economica che pone gli USA contro l’Europa. Una guerra che non necessariamente produrrà esiti vantaggiosi per il consumatore finale, quindi, nel caso specifico, per l’automobilista che potrebbe, nel medio-lungo termine, vedersi privato della possibilità di viaggiare con auto diesel ancorché di ultima generazione e di finire con il ritenere inevitabile l’utilizzo di una ben più costosa vettura ibrida a benzina. Ma… nella realtà, su un percorso extraurbano di 500 km, consuma di più e quindi inquina di più una vettura ibrida-benzina o una Peugeot 3008 BlueHDI? Fate il pieno e lo saprete, al di là dei risibili dati ufficiali misurati con il metodo NEDC…

Photo credit: denisismagilov/Fotolia.com
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Alberto Franzoni

Alberto Franzoni

Direttore responsabile del mensile AutoCapital che accompagna dal 2002, l'anno della sua rinascita, con orgoglio e piacere. La corsa continua, con gli occhi aperti sul mondo che cambia e le radici piantate nel glorioso passato di un mensile che ha fatto la storia dell'automobilismo in Italia.

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