La Maserati ha presentato una supersportiva a motore centrale, con prestazioni di vertice e soluzioni tecniche all’avanguardia, con la quale tornerà anche alle corse. Interamente progettata e costruita a Modena, come nella migliore tradizione del marchio, rappresenta l’inizio di una nuova era per il Tridente.

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Unire innovazione e tradizione. Per un’auto sportiva, ancor di più se italiana, è il traguardo perfetto a cui ambire. Creare una supercar tecnologica e prestazionale, infatti, non è di per sé un compito semplice; farlo nel rispetto di una lunga tradizione e di una marcata identità di marchio, per di più nel complicato mondo di oggi, è una vera e propria sfida, che la Maserati ha colto con convinzione. E lo ha fatto con un progetto inedito, in cui si è partiti dal proverbiale foglio bianco, senza sinergie con altri marchi, per creare una sportiva pura, interamente votata alle prestazioni e pronta a tornare nelle competizioni. Caratteristiche ben impresse nel Dna del marchio, ma che in quel di Modena non si vedevano da qualche anno, dai tempi della mitica MC12, di cui la nuova berlinetta si pone come erede ideale (per quanto meno estrema e più accessibile), a partire dal nome “MC20”: preceduto dall’usuale acronimo di Maserati Corse, il numero 20 sta a indicare l’anno di nascita della vettura, e di una nuova era per il marchio, pronto a divenire la punta di diamante del futuro gruppo Stellantis. La MC20 è la sportiva che mancava, che gli appassionati sognavano da tempo.

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La doppia anima di innovazione e tradizione si ritrova un po’ in tutto quanto riguarda quest’auto, a partire dalle strutture che le danno vita: l’innovazione è rappresentata dal Maserati Innovation Lab sulla via Emilia, dove gli ingegneri l’hanno progettata; la tradizione è garantita dallo storico stabilimento di Viale Ciro Menotti, ottant’anni egregiamente portati, dove viene costruita. Innovazione e tradizione caratterizzano anche il design della MC20: il Centro Stile Maserati ha proposto uno stile che guarda al nuovo decennio, ma in cui si colgono citazioni di icone Maserati del passato. Nella fiancata e nel posteriore, ad esempio, si notano riferimenti alle linee della concept Birdcage 75°, mentre un richiamo, quasi un tributo alla MC12 è presente nel frontale, in cui l’ampia calandra resta comunque “protagonista”, come su tutte le Maserati. Il design d’insieme è equilibrato, le linee sono pulite, dettate dall’aerodinamica, senza orpelli, né appendici: anche su una sportiva estrema, è stata mantenuta la consueta eleganza Maserati. Un omaggio al marchio è presente poi sul lunotto, dove le feritoie con funzione di estrattori di calore formano un tridente stilizzato. Le portiere sono ad apertura verso l’alto, a “farfalla”, soluzione di grande impatto estetico, che richiama le auto da competizione, ma che facilita anche l’accesso all’abitacolo, senza quei contorsionismi necessari su alcune sportive: si tratta pur sempre di una Maserati, che alla qualità della vita a bordo non può rinunciare.

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Gli interni, quindi, puntano sulla funzionalità votata all’efficacia di guida, mantenendo però un livello di comfort consono al marchio. Le attenzioni si sono concentrate su componenti come il volante, sviluppato in collaborazione con il pilota Andrea Bertolini, e il tunnel centrale in carbonio.

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Ma l’innovazione e la tradizione si incontrano soprattutto sul nuovo “Nettuno”, un motore che torna ad essere esclusivo del Tridente, interamente progettato e costruito in Maserati. Si tratta di un V6 con angolo a 90° (storica architettura dei motori Maserati), tre litri di cilindrata, a carter secco e ovviamente biturbo (soluzione che, è bene ricordarlo, la Maserati ha introdotto prima di tutti). Un gioiello di ingegneria motoristica, che propone soluzioni innovative, come il sistema a doppia camera di combustione (brevetto Maserati), che prevede una precamera passiva in testa, con getto a turbolenza, e due candele di accensione, di cui una laterale. Una tecnologia derivata dalla Formula Uno, per la prima volta su un’auto stradale. Doppio è anche il sistema di iniezione, diretta e indiretta. Un propulsore che esprime 630 cavalli, record di potenza assoluta per un V6 e di potenza specifica per un tre litri, che spinge la MC20 oltre i 325 km/h e la porta a 100 km/h in meno di 2,9 secondi, con 730 Nm di coppia disponibili a 3000 giri.

4 Large-16830-MaseratiMC20Innovazione pura è invece il corpo vettura, una monoscocca sviluppata in collaborazione con la Dallara. L’esigenza di contenimento delle masse, ha fatto puntare su una vasca in fibra di carbonio, alla quale è incollato il tetto (anch’esso in carbonio) e sono fissati due telaietti in alluminio a supporto della meccanica. L’utilizzo di questi materiali evoluti e la totale assenza di acciaio, consentono alla MC20 di vantare, tra l’altro, il miglior rapporto peso/potenza della categoria. Il cambio è a doppia frizione, otto marce, prodotto dalla statunitense Tremec: uno dei pochissimi contributi dall’estero a un progetto tutto italiano.

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E’ importante sottolineare il valore, anche simbolico, del nuovo corso Maserati, inaugurato con questa vettura. In un mondo dell’auto sempre più asettico e standardizzato, nel quale l’identità dei marchi viene spesso sacrificata sull’altare della modernità, la casa del Tridente va in controtendenza e dimostra come sia ancora possibile proiettarsi al futuro rimanendo fedeli alla propria tradizione, e addirittura (caso più unico che raro nel panorama attuale) recuperandone alcuni aspetti che si erano persi negli anni. Con questa vettura, infatti, la Maserati torna nel segmento delle sportive a motore centrale, dal quale (escludendo l’inarrivabile MC12) mancava da quasi quarant’anni, ponendosi in concorrenza diretta, proprio come ai “vecchi tempi”, con i marchi super sportivi, anche quelli che hanno sede nel raggio di pochi chilometri da Modena. Ancora più significativo è il plus di identità portato dal nuovo motore: dopo due decenni di sinergie con Maranello, la Maserati è tornata a prodursi i motori da sé, come del resto aveva fatto nei primi novant’anni della sua storia, peraltro dimostrando, allora come oggi, di non essere seconda a nessuno, in questo settore.

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Il Nettuno, infatti, è un motore 100% Maserati, progettato, sviluppato e testato da 250 ingegneri del Tridente. In Viale Ciro Menotti ha così riaperto anche il reparto motori (Maserati Engine Lab), dove questi propulsori sono costruiti insieme alle vetture che li ospiteranno, che vengono anche verniciate all’interno dello stesso stabilimento, che per la prima volta comprende una Linea di Verniciatura. Investimenti che hanno riportato Modena al centro dell’universo Maserati, e che meglio di tanti discorsi testimoniano come il futuro continuerà ad essere all’ombra della Ghirlandina. Oltre a dimostrare un sempre più convinto interesse per questo marchio da parte dei vertici del gruppo. Infine, il Tridente tornerà anche a correre: d’altronde, quale auto più adatta di questa per farlo? Lo impone innanzitutto la sua storia: la Maserati nelle competizioni è nata, e vi si è dedicata per gran parte del suo passato, lontano e recente; le corse diventano quindi un ambito imprescindibile per una Maserati che voglia pensare in grande. Tutte notizie, queste, che sono musica per le orecchie di puristi e appassionati. La MC20, tirando le somme, è una sportiva all’avanguardia, che fissa nuovi riferimenti in fatto di tecnologia e prestazioni, ma nello stesso tempo è un’auto estremamente genuina e identitaria, come poche se ne vedono in giro oggi. Una Maserati al 100%, come le migliori gt del Tridente del passato, e come quelle che nasceranno in questa nuova era, che è solo all’inizio.

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Claudio Ivaldi

Claudio Ivaldi

Giornalista, esperto di auto sportive italiane, con una predilezione per i marchi emiliani, di cui ama approfondire la storia. La passione per le belle auto gli è nata durante l'infanzia, proprio grazie ad AutoCapital.

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