Quando le automobili incominciarono a sollevare la polvere sulle strade della pianura padana non ancora asfaltate, si spalancarono nuovi orizzonti di libertà per tutti coloro che non fossero facoltosi signori che ne possedevano una di lusso, coupé o berlina, scoperta o coperta che fosse, e soprattutto per chi, pur disponendo di minori risorse economiche, poteva tuttavia permettersi di acquistare un’utilitaria. Prima, per gli spostamenti, si ricorreva alla bicicletta, che non permetteva di allontanarsi troppo da casa e di nascondersi alla vista dei conoscenti. Regnava una mancanza di privacy che impediva di soddisfare certe voglie segrete, anche quando era evidente la disponibilità della parte desiderata.

Nelle campagne del Cremonese, la vita trascorreva nell’interno di grandi strutture agricole, le cascine, attrezzate per ospitare decine di famiglie di contadini in casette modeste, che si allungavano lungo il perimetro principale del fabbricato. Alcune disponevano anche del forno per il pane, di una drogheria-macelleria e della chiesa, talmente numerosa era la comunità che vi risiedeva. Una, dalle parti del Cremonese, era chiamata “la piccola Russia” a causa della sua economia chiusa, che imprigionava anche i contatti umani. Ma il padrone, l’agricoltore, sfruttava il fatto che il lavoro dei campi ha tempi e luoghi ben precisi e che al mattino i contadini lasciavano la cascina per raggiungere questo o quel terreno su cui, a seconda della stagione, tagliavano l’erba medica destinata all’alimentazione del bestiame, procedevano con l’aratro trascinato dai buoi, tagliavano il frumento o raccoglievano le pannocchie di granoturco. Le donne restavano in casa, senza più il controllo del marito.

In città, pur essendo agevole spostarsi in bicicletta da un quartiere all’altro, si ergeva contro la libertà l’ostacolo costituito dalla notevole densità di abitanti, spesso alla finestra, il che impediva ogni libertà di movimento clandestino. Ma il latifondista aveva il privilegio di poter varcare la soglia di qualche casa della cascina, una volta che i contadini si erano diretti nei campi, per rendere omaggio a qualche piacente contadinotta, incurante della presenza nella casa padronale della moglie, che avrebbe potuto in qualsiasi momento mettersi sulle sue tracce nell’interno della struttura agricola.

Benvenuta quindi l’automobile, che apriva alla società meno abbiente nuove vie verso la libertà e verso incontri lontano da occhi indiscreti. Bastava darsi appuntamento in un luogo appartato e sulla macchina poi si poteva raggiungere il piacere, non solo di guida.
Ma c’è sempre il rovescio della medaglia e se la diffusione dell’auto favoriva nuove unioni, legittime o illegittime, forse per le scomode posizioni che si dovevano assumere nell’intimità, forse per il proliferare degli incontri, sta di fatto che le nascite conobbero un forte incremento, trascinandosi al seguito drammi e tragedie nelle famiglie della borghesia cittadina. La stragrande maggioranza degli agricoltori, invece, non mostrò che un pallido interesse per le nuove occasioni legate alla macchina, continuando a trovare comoda la vecchia abitudine di fare visite a domicilio e accontentandosi di consumare il rito in piedi velocemente o tutt’al più con l’appoggio offerto dal tavolo della cucina.

Ma le leggi genetiche non fanno eccezioni e anche nell’ambito delle cascine della Bassa l’indice di natalità risultò in aumento per il contributo dato dai proprietari terrieri, i quali agivano al riparo da complicazioni e da drammi della gelosia. Nessuno dubitava della paternità di un figlio nato da una donna che trascorreva la vita in casa. Ma c’era sempre qualcuno che era al corrente del fenomeno. “Sa come chiamano gli agricoltori?” disse un giorno una signora, vedova di un facoltoso latifondista: “Li chiamano crea-popolo”.

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Sperangelo Bandera

Sperangelo Bandera

Giornalista professionista, per 18 anni corrispondente del Corriere della Sera, oggi è Vice direttore di AutoCapital. Mosso dalla passione in tutto ciò che fa, scrive e descrive solo le automobili che guida per amore: conta forse altro nella vita?

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