Un segno, diffuso oggi e sconosciuto ieri, di come sia cambiato il rapporto con l’auto nuova è l’istituzione del canone di affitto, che permette di averla senza procedere all’acquisto. Una proposta che avrebbe suscitato dei “no grazie” se fosse stata avanzata una cinquantina d’anni fa e nessun automobilista, all’epoca, avrebbe scommesso una lira sul successo di una tale soluzione, nata dall’illusione (o dalla realtà?) di far risparmiare denaro. Oggi la formula trova proseliti anche per via del fisco, ma l’argomento è complesso e noioso, perciò è meglio lasciarlo perdere. Vogliamo analizzare, invece, l’aspetto di questa offerta di noleggio che riguarda l’automobilismo sportivo. Un tempo diventare proprietario era talmente importante che la vettura veniva vissuta in ogni componente della vita e spesso l’auto con la quale ci si recava al lavoro era la stessa con cui la domenica ci si presentava sulla linea di partenza di qualche gara.

In proposito, tra le peculiarità della Ferrari GTO degli anni Sessanta si ricorda, appunto, che all’uso feriale si aggiungeva quello agonistico. La propria macchina, quindi, veniva fatta oggetto di un vero culto, con cerimonie rituali, come il lavaggio, che avveniva nel cortile di casa occupando l’intera mattinata domenicale. Si cominciava passando sulla carrozzeria prima la spugna e poi la pelle di daino, seguiva la pulizia dell’interno con scopino, spazzola e carta di giornale per togliere lo sporco dai tappetini. Si finiva, poi, passando uno straccio sulla parte visibile del motore. E non venivano tralasciate da energici massaggi né la parte interna del cofano motore né l’intero bagagliaio. La grande pulizia domenicale si concludeva col controllo del livello dell’olio sull’apposita astina graduata, dell’acqua nel radiatore e del liquido dei freni. Alla base di ogni gesto rituale si compivano atti d’amore e, come per la dolce metà, si provavano gli stessi impulsi: si era gelosi della propria vettura, la si coccolava in tutti i modi e, se ci si accorgeva di qualche rumorino sospetto, si aveva una reazione quasi dolorosa, che durava fin quando il meccanico non aveva rimesso tutto a posto. Le pulsioni, che erano le stesse, verso la donna e verso l’auto, oggi stanno in un rapporto ben diverso.

Cosa dire di chi preferisce affittare la macchina da corsa, pur per contenere le spese? Se si mettono insieme, infatti, i costi di gestione di una vettura da corsa, compreso l’acquisto e la preparazione, alla fine si risparmia prendendola a nolo o, almeno, la spesa diventa prevedibile. Ma in questo modo vengono meno l’amore, la passione e la soddisfazione che offre il possesso. Insomma, per assurdo paragone, sarebbe come rivolgersi a una di quelle “signore” prezzolate preferendola alla scelta di costruire un rapporto amoroso duraturo e secondo i canoni tradizionali.
Non è così vero, dunque, il detto secondo cui le epoche cambiano ma l’amore resta uguale. Almeno nel settore automobilistico, dove scattavano autentici meccanisimi amorosi. Oggi, nel XXI secolo, molto è cambiato negli usi e costumi della società civile e a questi mutamenti anche l’idea dell’auto non è sfuggita. D’accordo, prevale il dio denaro che in ogni comparto fa nascere regole nuove, per cui si preferisce il leasing al possesso e l’autolavaggio automatico a quello manuale. Quest’ultimo testimoniava ben altra affezione. Lo conferma ancora qualche caso isolato di persone che officiano nel cortile di casa il rito, come in passato, con la canna dell’acqua e gli altri arnesi. Lo testimonia un vecchio amico, al quale non basta ripulire dentro e fuori a mano la sua auto, ma si è detto disponibile a lavare gratuitamente anche le auto dei conoscenti più giovani. Nel cortile di casa sua ha attrezzato uno spazio, rispettando usi e costumi di un tempo. Unica concessione all’era moderna: il pulivapor.

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Sperangelo Bandera

Sperangelo Bandera

Giornalista professionista, per 18 anni corrispondente del Corriere della Sera, oggi è Vice direttore di AutoCapital. Mosso dalla passione in tutto ciò che fa, scrive e descrive solo le automobili che guida per amore: conta forse altro nella vita?

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