Aprirà i battenti tra pochi giorni il Salone dell’Automobile di Ginevra e, per una volta, ci sarà un clima più euforico del solito ad accompagnare conferenze stampa e commenti di presidenti e amministratori delegati del mondo automotive. Negli stand del Palexpò elvetico, tradizionale “campo neutro” per l’unico evento di respiro globale che si svolge in un Paese di fatto privo di un’industria automobilistica nazionale, verranno tenuti a battesimo numerosi nuovi modelli destinati a far parlare di sé nei prossimi mesi, tra cui gli alfieri della produzione italiana, come Ferrari 812 Superfast, Pagani Huayra Roadster e Alfa Romeo Stelvio, mentre tra le vetture “di volume” spiccheranno gli esordi delle più recenti generazioni di Volkswagen Golf, Honda Civic, Ford Fiesta, Hyundai i30, Kia Rio, Seat Leon, Skoda Kodiaq e Toyota Yaris.
Un mercato così vivace meriterebbe un contesto normativo e legislativo uniforme, in luogo di quello attualmente ancora troppo diversificato che caratterizza i mercati europeo, statunitense e sudamericano e che permette la commercializzazione di vetture apparentemente uguali ma in realtà molto diverse tra loro nei diversi Paesi. Non parliamo solo di procedure di misurazione identiche per la verifica delle emissioni inquinanti, ma anche di normative di sicurezza, visto che la stessa auto con marchio europeo o USA può essere fabbricata in Argentina o Brasile con acciai di tipo differente, meno resistenti in caso d’urto e venduta con lo stesso nome!
E si attende di constatare gli effetti pratici della Brexit, che non saranno così impalpabili, tenuto conto del fatto che gran parte delle industrie automobilistiche giapponesi hanno proprio Oltremanica le loro basi produttive per il mercato europeo. L’Italia, nel frattempo, fa da sé sul piano fiscale, continuando a imporre balzelli su autovetture e strade che non hanno paragoni nel resto dei Paesi europei attuando un sistematico riscorso agli utenti della strada per far fronte ai buchi di bilancio puntualmente smascherati dalla Commissione Europea. Aria nuova a Ginevra, ma non certo nel Belpaese!

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Alberto Franzoni

Alberto Franzoni

Direttore responsabile del mensile AutoCapital che accompagna dal 2002, l'anno della sua rinascita, con orgoglio e piacere. La corsa continua, con gli occhi aperti sul mondo che cambia e le radici piantate nel glorioso passato di un mensile che ha fatto la storia dell'automobilismo in Italia.

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