Aste classiche

Ferrari 400 Superamerica LWB Coupé Aerodinamico

La carrozzeria aerodinamica della Ferrari 400 Superamerica seconda serie rappresenta un capolavoro di stile, firmato da Pininfarina: un gioiello senza tempo che ha portato questo modello prodotto in 18 esemplari a quotazioni impressionanti. Recentemente, un esemplare è passato di mano a 2,86 milioni di dollari USA a un’asta di RM Sotheby’s

Negli anni Sessanta le granturismo di Maranello erano concepite per viaggiare da un capo all’altro degli Stati Uniti o dell’Europa a tavoletta, o per vincere le corse. In ambedue i casi, lo stile è sempre stato un punto di forza per le vetture del Cavallino Rampante.
Meno nota dei modelli di maggior notorietà, come le 250 GT SWB, Tour de France, GTO, California, la 400 Superamerica prodotta dal 1962 al 1964 è un gioiello di stile e raffinatezza meccanica. Rispetto alle linee classiche, sia pure virate in chiave sportiva, della California, o della SWB, la 4 litri modenese vanta un’originalità stilistica che le permette di distinguersi in qualsiasi contesto, dal concorso d’eleganza al raduno di marca. Del resto la firma di Pininfarina funge da garanzia di successo, oggi come ieri.
Non solo: la produzione oltremodo limitata, solo 18 esemplari della 400 Superamerica seconda serie furono realizzati, ne fa un autentico gioiello, che non a caso è stato battuto all’asta lo scorso 2 maggio da RM – Sotheby’s per 2.860.000 dollari USA nell’ambito della vendita all’incanto intitolata The Andrews Collection.
Sul piano tecnico la 400 Superamerica adotta il 12 cilindri a V “Colombo” a basamento corto di 3967 cc, accreditato di 340 CV, alimentato da 3 carburatori Weber 40 DCZ6, dotato di distribuzione monoalbero per bancata e abbinato al cambio meccanico a 4 marce con overdrive. Il telaio, caratterizzato da sospensioni anteriori a ruote indipendenti e posteriori ad assale rigido con balestre semiellittiche, è nobilitato dall’impianto frenante idraulico con 4 dischi: difficile trovare di meglio tra le sportive più potenti e costose del mercato prodotte 53 anni fa.
La seconda serie della 400 Superamerica debuttò al Salone di Londra nel settembre del 1962 conservando lo stile straordinariamente moderno della Superfast, dominato da forme affusolate e aerodinamiche come non si erano mai viste prima su una Ferrari. Sul piano telaistico l’elemento più innovativo era rappresentato dallo chassis allungato: si passò da un interasse lungo 2420 mm della prima serie ai 2600 mm del nuovo modello, che riprendeva il telaio della 250 GTE.
La quotazione da primato raggiunta dalla 400 Superamerica seconda serie passo lungo di questo servizio è dovuta a una serie di ragioni legate alla storia del singolo esemplare, oltreché dalla fama e dalla bellezza del modello e da due dettagli di fondamentale importanza: telaio e motore “matching numers” e restauro eseguito conservando il colore originale della carrozzeria, grigio argento, e della selleria in pelle, rossa. Non è un caso che la 400 Superamerica telaio 5029 SA abbia vinto il premio Platinum alla Cavallino Classic 2011 di Palm Beach.
Essa rappresentò il trentaduesimo esemplare delle trentacinque 400 Superamerica costruite dalla Ferrari e, secondo quanto correttamente afferma lo storico del Cavallino Rampante Marcel Massini, fu il quindicesimo dei diciotto esemplari di Superamerica a passo lungo realizzati. L’auto fu completata da Pininfarina il 14 novembre 1963, che la dotò di un raffinato allestimento, caratterizzato dalla carrozzeria “Aerodinamico” verniciata in grigio argento, dai fari anteriori carenati e dai tappetini di color rosso, coordinati con la selleria in pelle.
Il primo proprietario a comparire sul libretto di circolazione fu la Autoservizi Maggiore SRL di Firenze, che ricevette il numero di targa FI244188; un anno dopo l’auto fu rilevata da Vittorio Giovanni Maggiore di Roma. Trascorsi cinque anni, la 5029 SA venne esportata negli Stati Uniti, dove venne acquistata da Benjamin Caskey di Palm Beach, Florida, un appassionato di auto d’epoca, socio del CCCA e dell’AACA; dopo la sua morte l’auto venne ereditata dalla vedova Edna H.Caskey, che la conservò altri dieci anni, fino al febbraio del 1997, prima di cederla a Mark Smith di Skippack, Pennsylvania, che la tenne con sè solo pochi mesi, prima di cederla a Massimo Rossi di Nyon, cittadina svizzera sul Lago di Ginevra. A questo punto l’auto era stata riverniciata in blu scuro, con interni in pelle nera. Rientrata in Europa, la 5029 SA fu oggetto di un restauro di alto livello, condotto tra Italia e Svizzera. La Carrozzeria Zanasi di Maranello si prese cura della scocca, la Tappezzeria Luppi di Modena ripristinò gli interni e la Ferrari Suisse SA si occupò del propulsore. Un’opera maniacale che riportò la vettura nelle condizioni originali, compreso il colore grigio argento. Il proprietario, Massimo Rossi, la impiegò alla Coppa Milano Sanremo del marzo 2004, dimostrando l’eccellente lavoro di restauro eseguito anche sulla meccanica.
In seguito Rossi vendette l’auto al collezionista nordamericano Lee Herrington, mentre in seguito la 400 Superamerica arrivò nella collezione degli Andrews, che la mantennero in efficienza fino alla vendita all’asta di RM Sotheby’s poche settimane fa.
Ora il nuovo proprietario potrà sfoggiarla nei concorsi d’eleganza più prestigiosi e utilizzarla con il massimo piacere sulle strade di tutto il mondo, certo di possedere una Ferrari preziosa.

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